Gordon Parks agli Scavi Scaligeri

Tornando da Negrar si passa necessariamente da Verona, e chi sa quant’è che non ci tornavo. Forse è passato solo un anno o poco più dalla mia ultima visita, ma il tempo è scivolato via liscio come fossero molti di più. Una cosa è certa, è molto più grigia di come l’ho lasciata un’estate del 2011.
Qualcosa però è restato lo stesso: io e mio padre che passeggiamo negli Scavi Scaligeri, unici ospiti dell’ennesima mostra di fotografica, snobbata dalla maggior parte dei turisti che si accalcano in Piazza delle Erbe per immortalare i consueti terrazzini.

Anche stavolta, come per fu per Henri Cartier-Bresson visitato tempo addietro, negli scatti di Gordon Parks domina il bianco e nero. Narratore di ingiustizie, ci accompagna negli angoli degradati dell’America degli anni ’40 e ’50, ma anche negli atelier immacolati di Vogue in compagnia di modelle come Patricia Donovan. Per ventanni ha pubblicato le sue fotografie e i suoi articoli di denuncia nella celebre rivista Life, seguendo personaggi come Malcom X, e Muhammad Ali.

Non sono solo fotografie a nascere dalla sua percezione di nero in un mondo di bianchi: Gordon Parks è stato anche regista (primo cineasta di colore a lavorare per una major con Ragazzo la tua pelle scotta), poeta, scrittore  e musicista. Sono sempre la segregazione razziale e i disagi dei neri degli Stati Uniti ad essere gli assi portanti dei suoi racconti. Questa mostra è una lunga sequenza di autenticità, declinata in mille volti diversi a cui si è sempre preoccupato di dare un nome.

 

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Kenneth Fontenenelle, Harlem, NY, 1968

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Foto scattata a Chicago

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Ingrid Bergman sul set di Stromboli

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Pane e tulipani

Rivisto recentemente questo dolcissimo film di Silvio Soldini, mi ricorda una gita solitaria a Santa Marta.

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Rosalba, da quando lei è partita la vita è una palude,
la notte mi tormenta e il giorno mi delude.
Se ho fatto questo viaggio vi è un’unica cagione:
che lei torni a illuminar la mia magione.

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Ancora una volta la felicità ha bussato invano alla mia porta.
E tu hai aperto?
Sono stato sordo e ora languo.

Battiti per minuto – Perturbazione

Sempione Luna Park 4

È solo una ragazza che ha bisogno di magia,
e sa che il tempo ha fretta di fuggire altrove,
ed è obbligata a crescere.
Ma che bisogno c’è?
Lui cerca nei suoi occhi una scintilla vera.
Un fuoricampo capita una volta e poi chissà…
Ma i sogni sono liberi.
E poi che male c’è?
Chissà perchè la gente sull’amore ha una teoria:
se tocca qualcun altro c’è un secondo fine.
E come ti giustifichi
se è capitato a te?
Ora hai tutti gli occhi addosso e dimmi come fai?
Tutti insegnano qualcosa
e tu che cosa imparerai?
Mani in tasca e una domanda:
“Se l’amore è un gioco quali regole ti dai?”
Ora hai tutti gli occhi addosso e dimmi come fai?
Tutti insegnano qualcosa
e tu che cosa imparerai?
Mani in tasca e una domanda:
Se l’amore è un gioco
Se l’amore è un gioco
Se l’amore è un gioco
quali regole ti dai?

Lago d’Idro

Lago d'Idro

Spesso basta scegliere la strada sbagliata per arrivare alla giusta conclusione.
Quella che ti porta a casa dopo tre ore d’auto invece che una e mezza, che passa attraverso valli addormentate, laghi artificiali disabitati, angoli freddi dove la brina non si scioglie mai.

Colonie romagnole per un’infanzia obbligata

La vancanza annuale sull’Adriatico è sempre stata d’obbligo ed ogni località della zona suscita in me una sorta d’affetto incondizionato nonostante i numerosi difetti che le si possono attribuire. Gli imponenti edifici in disuso che potevo osservare durante i miei bagni di sole sulla Riviera Romagnola mi hanno affascinato fin da bambina. Solo ora mi sono interessata alla loro evoluzione, all’aspetto architettonico e al senso di nostalgia che le loro porte sbarrate emanano.

Considerato che al momento mi è impossibile inoltrarmi in una gita fotografica nell’abbadonono della costa, mi sono documentata almeno dal punto di vista storico. Sono innanzitutto partita da questo interessantissimo studio: Colonie a mare – Il patrimonio delle colonie sulla costa romagnola quale risorsa urbana e ambientale dell’Istituto dei Beni Culturali dell’Emilia Romagna che nel 1986 ha sondato lo sviluppo di questa istituzione fin dai suoi albori, per poi calarsi nell’analisi antropologica e sociale ed infine fornire un ottimo repertorio di fotografie, planimetrie degli edifici e mappature delle colonie presenti sulla riviera.

Tutto ha inizio da una malattia (la scrofolosi) molto diffusa tra i bambini provenienti da contesti poveri e che viene curata grazie all’aria di mare e le sue proprietà talassoterapiche. Già verso la metà dell’800 le colonie in Italia arrivano ad essere circa 50. Lentamente da case di cura diventano dei veri e propri centri ricreativi, fino a diventare sedi di sperimentazione dei metodi educativi del regime fascista, oltre che delll’architettura razionalista del periodo:  fra le più note si ricordano la colonia di Rimini, la Novarese (dell’architetto Giuseppe Peverelli), la colonia Le Navi di Cattolica, inaugurata nel 1934 e la futurista colonia marina di Chiavari. Anche dopo la Seconda Guerra Mondiale continuano a riscuotere successo e sono frequentatissime. Il tracollo delle presenze avverrà tra gli anni 70 e 80, quando gli edifici prima adibiti a colonie vengono gradualmente abbandonati e nei casi migliori adattati ad altri usi.

Emblematica è questa affermazione di Henri Lefebvre, ciò che ci circonda è sempre irrimediabilmente intriso di Storia:

Lo spazio è un prodotto della storia. E’ stato foggiato, modellato a partire da elementi storici o naturali, ma sempre in maniera politica. E’ uno spettacolo letteralmente popolato di ideologia.

Restano oggi le strutture spoglie sulle coste, degli affascinanti residui di archeologia balneare che qualche buon anima sta proponendo di riqualificare. Apprezzabile è il contributo dell’associazione Italia Nostra che sta promuovendo una mostra itinerante in tutta Italia .

Varie inchieste su La Repubblica e fotografie a questo link di Flickr.

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Una fotografia scattata a Cattolica nel 2010, durante uno dei tanti week end che ho fedelmente trascorso in Romagna.

Attese

Può semplicemente essere l’istantanea di un giorno di sole a darti lo spunto per iniziare qualcosa di nuovo, come questo angolino ad esempio, o forse il lanciarsi in un progetto: quello di accantonare le pretese sul futuro e darsi ad un’esperienza nuova. Collaborare ad una nuova visione delle proprie sensazioni. Partire da qui, vicino a casa.

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Fotografia scattata in una mattina fredda ed assolata a Bergamo Alta.

Dare uno sguardo veloce alla strada percorsa tante volte, un giorno o l’altro risulterà edificante. Sognare ad occhi aperti su una panchina nella foschia dell’inverno, può riempire di immensa felicità e speranza per il futuro.