Per chi l’economia la trova indigesta: Federico Rampini presenta All you need is love

Oggi ho capito un’altra cosa di Bologna: che resta arancio anche quando piove e soprattutto che resta bella anche quando il cielo si ingrigisce e tutte le superfici diventano lucide. Il cielo si incupisce, tutto il resto no. Mi avvio alle Librerie Coop Ambasciatori tentando inutilmente di evitare la pioggia e arrivo per un pelo all’incontro con Federico Rampini che, puntualissimo, racconta il suo libro in uscita All you need is love, l’economia spiegata con le canzoni dei Beatles.

love

Cosa c’entra la parola love quando si tratta di economia? C’entra per la contaminazione dei linguaggi tra musica ed economia, ma i Beatles c’entrano per tante altre ragioni. Crescono in un’Inghilterra rovinata dalla guerra, tremendamente impoverita e costretta a restituire gli aiuti del piano Marshall per i troppi debiti contratti. Iniziano la loro carriera nella miseria e fanno un salto di dimensione industriale, perciò non è così strano associare i Beatles a questa disciplina. È anche un’occasione per studiare l’economia degli anni ’60, un periodo di esplosione di benessere e occupazione. I giovani erano piuttosto scontenti all’epoca, ma ciò non derivava dalla mancanza di lavoro. Anzi, il loro futuro non era bloccato ma radioso. Federico Rampini va a scavare negli gli ingranaggi dell’economia di allora: un capitalismo che creava opportunità per tutti, cosa che oggi invece non succede.

Nel libro i 15 brani dei Fab Four sono presi come pretesto per arrivare ad alcune considerazioni. Quando iniziano a guadagnare bene, il fisco detrae una grossissima parte dalle loro entrate e George Harrison pensa bene di scrivere una canzone come Taxman. L’aliquota massima nell’Inghilterra laburista di Wilson a quell’epoca era del 95%. Negli anni ’60 il fisco aveva una funzione distributiva, la distanza tra gli straricchi e la classe media era ridotta rispetto ad oggi. Molto più tardi ci sarebbe stata l’ondata di rivolta antitasse dei governi Thatcher e Reagan, perciò Taxman si riscopre a posteriori una canzone profetica dal linguaggio lieve che ironizza sia sulla sinistra che sui conservatori.
Yesterday diventa per l’autore una meditazione sulla domanda “si stava meglio ieri?”, qui l’operazione fatta è di libera associazione di idee (giusto per ricordare come Lennon si ispirasse ai paradossi e i giochi di parole di Lewis Carroll per scrivere i testi). Yesterday è una canzone che parla di un amore che sta svanendo, la più interpretata al mondo. Rampini riprende il tema della nostalgia trasportato come tema economico. Prima dell’economia odierna, prima di internet, si stava meglio? La nostalgia va scomposta, non esiste una risposta unica e semplice. Non ci risparmia il retroscena della nascita di questo pezzo: Paul si sveglia con in testa l’intera melodia, la suona a ripetizione cantando scrambled eggs e col dubbio di averla sentita altrove.

Un tuffo nell’attualità estrema: la Banca Europea di Mario Draghi ha annunciato una svolta nelle politiche restrittive: cambio di marcia di una politica europea criticata, che finalmente fa una buona mossa ma con cinque anni di ritardo. La strategia adottata si chiama quantitative easing (giusto perché gli economisti vogliono rendere tutto più difficile), che significa “stampare moneta”. Grazie a questo esperimento mai avvenuto nella storia dell’economia gli Stati Uniti negli ultimi sei anni si sono ripresi. Anche l’Unione Europea ha attuato delle operazioni di mercato aperto in modo che gli aiuti arrivassero a tutti. Ma questi aiuti alle banche non si sono tradotti in una redistribuzione nell’economia reale, piuttosto sono stati negati prestiti a industrie e famiglie.
I Beatles verso la fase più matura della loro carriera cambiano tiro, una canzone che lo dimostra bene è Get back, sulla xenofobia e sul pregiudizio, una satira e parodia mirata a Enoch Powell,  leader del primo movimento nazionalista xenofobo contro gli immigrati. Anche questa si può dire una canzone profetica. Lennon aveva appena iniziato la sua relazione con Yoko Ono e leggenda vuole che Paul in studio di registrazione la fissasse mentre cantava questa canzone. Gli Stati Uniti dimostrano che gli immigrati possono essere una risorsa. A New York solo il 50% della popolazione è bianca, in 10 anni sono arrivati oltre 1 milione di immigrati a popolare la metropoli e nello stesso arco di tempo i tassi di criminalità sono crollati. La forza dell’immigrazione senza la paura dell’immigrazione.

Altre canzoni dei Beatles dell’età matura sono ricche di personaggi popolari come Eleanor Rigby o Lovely Rita. Eleanor Rigby è una straordinaria canzone capace di raccontare l’impoverimento del ceto medio attraverso la storia del funerale di questa donna a cui non partecipa nessuno se non uno stanco Father McKenzie. Dipinge la profonda umiliazione di un panorama sociale che si riscopre povero. È una canzone che parla più di oggi che di quegli anni, perciò possiamo ancora una volta considerarli profetici.

I Beatles vanno trattati anche come prodotto per l’autore, lo dimostra la trafila per inserire i loro testi nel libro. Non sono solo bei pezzi d’arte, ma prodotti commerciali coperti da copyright. Non erano degli uomini d’affari, rincorrevano il copyright ceduto in maniera forsennata a destra e manca. Paul non riuscì ad accordarsi con Yoko Ono per riprendersi i diritti e furono comprati da Michael Jackson per 47 milioni di dollari rivenduti a Sony per una cifra moltiplicata. Solo per pubblicare 15 testi originali il negoziato con l’ufficio legale della Sony ha innescato delle trattative estenuanti. Internet è uno prometteva la democrazia economica e ha alimentato l’illusione che un musicista potesse diffondere la propria musica saltando l’intermediazione delle case discografiche. La rete si è dimostrata in realtà un grande inganno, ha diffuso la cultura della gratuità, mentre Youtube guadagna sugli accessi e diventa sempre più importante per la pubblicità, gli artisti sono trattati come servi della gleba.
I tecnocrati dell’economia si sono abilitati come unici oracoli in grado di capire questa scienza. Vogliono convincerci che siamo vittime di una legge naturale, che dobbiamo accettare le disuguaglianze, che l’unica alternativa è il comunismo. Siamo sotto una dittatura del pensiero che vorrebbe ci prendessimo tutte le conseguenze del sistema e che non contempla alternative. All you need is love inizia con questa frase: there’s nothing you can do that can’t be done. L’autore gioca con la logica e considera questa canzone come un inno ad allargare i confini. L’OCSE documenta un diffuso analfabetismo economico fra i giovani italiani. Se noi non siamo in grado di padroneggiare l’economia, qualcun altro lo fa per noi. Il libro è anche un invito a riappropriarsi della scienza economica. A ricordarsi che i confini del possibile non sono ristretti come vogliono farci credere.
Questo è a grandi linee il succo dell’incontro con l’autore, e anche se non mi ha convinto su tutti i punti (l’idolatrare gli Stati Uniti ad esempio), mi ha comunque persuaso a ordinare il libro in biblioteca. Quindi rimando ogni giudizio a quando lo avrò fra le mani. Intanto non mi resta che ammettere la mia infinita ignoranza documentata così bene dall’OCSE.

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