Ciclo di incontri “La donna immaginata”

L’immagine della donna tra realtà e finzione: dalla nascita di alcuni sterotipi all’uso dell’Arte per perpetrare condizionamenti sociali. O tavolta, per combatterli.

Per la serie di conferenze promosse dalla Biblioteca Civica Lanfranchi (Palazzolo sull’Oglio), il professore Massimo Rossi presenta l’incontro La donna inventata parlandoci delll’ambiguità della figura femminile nel discorso artistico e letterario nell’età moderna.
Il professor Rossi inizia demolendo una convinzione comune: non è stato il Medioevo il periodo più buio per l’immagine della donna (comunque considerata come un’appendice malfunzionante dell’uomo), la sua penalizzazione è stata invece maggiormente marcata durante l’epoca rinascimentale. La Riforma e la Controriforma modificano la percezione della donna nell’Arte, ma soprattutto il rapporto fra i sessi, come ci viene mostrato in note opere di Giuseppe Maria Crespi (
La sguattera, La toeletta). L’osservatore disincantato del tempo guardava la donna in modo realistico e non pietistico, o ironico (come avrebbe potuto fare un artista come Pitocchetto). Le rappresentazioni della donna diventano sempre più stereotipate, gli artisti le ritraggono come un modello di ammirabile virtù, o di deprecabile vizio. Sull’onda di questo pregiudizio emergono opere indirizzate ad un sentimentalismo erotico che giudica la condizione discutibile della donna ritratta (ad esempio La brocca rotta di Jean-Babtiste Greuze del 1771 che allude alla perdità della verginità).
Viene riscontrata una tendenza curiosa dell’epoca settecentesca: le donne nobili erano più libertine, libere di piegare la legge a proprio piacimento; le donne del popolo erano sottomesse alla legge morale imperante, subendo passivamente le regole confezionate appositamente per loro.

William Hogarth, artista ironico e pungente, non manca di rappresentare la sua personale visione del mondo attraverso la sua serie La carriera del libertino, ciclo pittorico comprendente otto tele realizzate nel triennio 1733-35. In una di queste, Il matrimonio, il libertino Tom (protagonista della serie), si appresta a prendere in sposa una vecchia ereditiera nella chiesa di Mary le Bone, famosa per ospitare matrimoni segreti. Nella tela si possono intravedere i Dieci Comandamenti stagliarsi sul libertino che già mette gli occhi sulla serva della sposa. Altri elementi rimarcano l’ironia della situazione, come il verde delle piante a rappresentare il desiderio e l’inverno della vecchiaia. La mattina, sempre di Hogarth, è uno dei tanti dipinti minuziosamente studiati dal regista Stanley Kubrick per la realizzazione di Barry Lyndon, di cui segue fedelmente costumi e atmosfere ma dalla cui vena maliziosa si allontana.

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Rimanendo in tema di matrimonio, pare impossibile dimenticarsi di un’opera famosa come I coniugi Arnolfini di Van Eyck (1434): quadro dalle interpretazioni non risolte poiché realizzato molto prima del matrimonio, avvenuto addirittura dopo la morte dell’artista. Poteva essere una promessa di matrimonio, ma anche una dichiarazione di tradimento. Infatti alcuni ipotizzano che la firma dell’artista sopra il letto e il nome “Arnolfo” (tipico dell’uomo cornuto) facciano credere che il pittore fosse l’amante della futura sposa. Flavio Caroli propone una lettura diversa: i coniugi ritratti non sarebbero gli Arnolfini ma i Van Eyck (ipotesi appoggiata dal fatto che le fattezze sono lontane dallo stereotipo italiano e molto più vicine a quello nordico).
L’attenzione ai dettagli racconta molto sulla suddivisione dei ruoli: le pantofole dell’uomo sono più vicine alla finestra, forse ad indicare il maggiore coinvolgimento della sua vita verso l’esterno; quelle della donna sono accanto al letto, per ribadire la sua funzione di moglie e futura madre legata alla casa.

Per quanto riguarda il canone della bellezza rinascimentale, esso cambia notevolmente non per questioni estetico-filosofiche ma per motivazioni molto più pratiche: l’aumento della qualità e della quantità dell’alimentazione. Le donne erano molto più magre nel Medioevo, mentre nell’età moderna il grasso denota agiatezza. La donna formosa diventa uno status sociale da esibire (un esempio interessante è quello di Morpurgo, scrittore che nel 1536 elenca le 33 perfezioni della donna in un libro dedicato al costume della figura femminile).

Parlando della condizione femminile nell’epoca moderna è d’obbligo un salto nella letteratura. Madame de Sevigné è un personaggio interessante che si sgancia da alcuni luoghi comuni del tempo. Si sottrae al monastero e sposa un gentiluomo bretone che, fortunatamente per lei, muore poco dopo il matrimonio lasciandola vivere da donna libera. La fanciulla decide di diventare scrittrice e nella sua serie di lettere alla nipote consiglia alla giovane di leggere romanzi, oggetti malvisti dalla società che aprono la mente e il pensiero.
Tornando ai celebri nomi della pittura, il relatore si sofferma su tre figure importanti. Una di queste è Artemisia Gentileschi, nata nel 1593 e figlia del pittore romano Orazio (a contatto con Caravaggio). Uno sgradevole episodio segna la sua vita e la sua pittura: viene violentata da Agostino Tassi, anch’egli pittore, con la complicità di un’amica di lei. Nella Decapitazione di Oloferne tenta di rivalersi su di lui, vendicandosi e mostrando il proprio disprezzo attraverso l’Arte. Il processo e il trattamento spregevole subito da Artemisia porta alla reclusione del suo stupratore per pochi mesi. Analizzando il dipinto, il critico Roland Barthes paragona le due donne a due lavoranti sul punto di sgozzare un maiale, scena che assume l’aria di un’operazione meccanica e quotidiana. La serva, abituata a compiti analoghi, non mostra turbamento, mentre al contrario la padrona è disgustata e consapevole dell’omicidio che sta commettendo.

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Altri sono gli esempi dell’emancipazione della donna attraverso l’Arte: Elisabetta Sirani (della scuola bolognese seicentesca) morta giovane e forzata ad abbandonare la pittura. Riuscì comunque ad emergere nonostante l’opposizione del padre. Realizzò quadri per la devozione privata, ma anche incisioni all’acquaforte. Era malvista dall’ambiente artistico frequentato dal padre ed eseguì alcune sue opere in pubblico per dimostrarne l’autenticità dei suoi dipinti. Clara Peeter fu una pittrice fiamminga che si dedicò alle nature morte.

Questo articolo è stato pubblicato sul sito dell’associazione Kuma Volontari della Cultura al seguente link: http://kumapalazzolo.wordpress.com/2014/03/06/ciclo-di-incontri-la-donna-immaginata/

 

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