Un pallido orizzonte di colline in un’istantanea di Kazuo Ishiguro

Un pallido orizzonte di colline è il breve racconto di Etsuko, giapponese trapiantata nei dintorni di Londra che ritorna al ricordo della vita trascorsa nella madrepatria. Quasi casualmente torna al ricordo di una vicina di casa, Sachiko, e alla sua bambina taciturna. La giovane sfrontata tergiversa nell’attesa del viaggio in America che le cambierà la vita ed Etsuko si fa testimone delle sue attese. Il punto di vista di Etsuko non è mai giudicante ma sempre conciliante e imparziale, sia nei confronti dell’irresponsabilità della vicina, sia nell’affrontare l’incostanza del marito Jiro e la presenza di suo suocero Ogata-san. Quest’ultimo è un personaggio che ricorda molto il protagonista di Un artista del mondo fluttuante, pacioso e sicuro di sé nella sua scarsissima apertura mentale. Ai ricordi un po’ confusi del dopoguerra a Nagasaki si mischiano le inquietudini generate dal suicidio della figlia Keiko, su cui aleggia un insolito mistero irrisolto. Mariko, figlia di Sachiko, è la più silenziosa di tutta la storia. Pesano su di lei gli orrori della guerra appena accennati, l’impazienza della madre verso una nuova vita e un’infanzia vissuta nell’instabilità. Si muove inosservata tra le distese deserte di campi irrigati mentre il mondo la dimentica. Della stessa Etsuko scopriamo ben poco nonostante sia la voce narrante: del primo marito accenna brevemente, della rottura con Jiro non rivela niente e del padre della seconda figlia Niki si sa ancora meno. Analizza il suo passato passaggio per passaggio senza interpretarlo alla luce degli eventi importanti, ma come segno di un presagio.

Il disegno sottile e disadorno che Ishiguro fa dell’epoca è tutto tracciato all’insegna dell’interpretazione personale. La sua capacità di non condizionare con il suo discorso e di mantenersi su un livello ambiguo è pari alla pacatezza dimostrata in Quel che resta del giorno. Lo scenario di Un pallido orizzonte di colline diventa più inquietante nella misura in cui il mistero non viene svelato. L’autore incoraggia diverse domande sui personaggi presentati e sceglie puntualmente di non rispondere. Il talento di Ishiguro sta nel non menzionare i fatti, come la strage di Nagasaki, ma di suggerirli al momento giusto. La sua è una poesia scarna che coinvolge con la sua immediatezza nell’evocare le atmosfere lasciando il lettore confuso ad ammirare un pallido orizzonte di colline.

 

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