Circumnavigare Brescia provincia

Riprendiamo l’auto (facendo attenzione a non schiacciare pseudo sciatori in mezzo ai piedi che monopolizzano il parcheggio) e iniziamo la nostra scalata verso il Passo del Tonale. La neve inizia ad alzarsi fino a raggiungere i due metri. Per noi anime di pianura questo è fin troppo, questo è un parco giochi. La strada striscia curvilinea tra cumuli di bianco fresco e immacolato. La nebbia si dirada e qualche raggio riflette sui pini zebrati. Arrivati in cima sprofondiamo felici come bambini in questo immenso freddo e sembriamo esserci solo noi. ERRORE! Il Tonale è un supermercato. Infatti proseguendo nella zona ci accorgiamo delle costruzioni, supermercati, bar, gonfiabili per i bambini (continuo a non capacitarmi del perché). Il perfetto habitat dello sciatore della domenica che a noi proprio non garba. Ci ripromettiamo di sperimentare lo sci di fondo e di perderci da soli nei boschi innevati, SE MAI DOVESSIMO.
Una leggera delusione tocca il mio cuore sempre alla ricerca di pace lontano dal mondo. Un paesaggio così bello e lucente sarebbe da contemplare in solitudine e non tra orde di marmocchi e genitori urlanti. Un po’ di poesia, per carità.

Ma la Val di Sole si presente perfetta per le nostre esigenze di lupi solitari. Rimaniamo soli sulla via e l’asfalto si fa sempre meno battuto. I boschi sembrano non finire mai e diventano più nitidi quando un pallido sole fa capolino tra le montagne più alte. Non siamo tanto lontano dal rifugio Tonolini sull’Adamello dove abbiamo passato una notte d’agosto un paio d’anni fa. Lassù a 3000 metri, che silenzio deve esserci sotto la neve. L’inverno ha sepolto tutti i nostri passi fatti con fatica. Fortunatamente esistono ancora gli spazi impossibili e inaccessibili. Mi basta sognarlo.

L’ennesima deviazione a caso solo per pestare la neve. Il tragitto è Palazzolo sull’Oglio – Tignale ma perché fare 90 km quando puoi comodamente farne 200 in più? La pioggia ci accompagna ormai da giorni e noi partiamo carichi di tesori costeggiando il lago d’Iseo come tante altre volte per raggiungere le montagne a Nord della provincia. Il clima non promette una gita fantastica, ma ci rassicura quando avvistiamo un accenno di neve nei pressi di Vezza d’Oglio e in poco tempo eccoci finalmente a Ponte di Legno. Devo esserci stata un agosto di circa 10 anni fa in una delle solite gite estive in montagna, ma con la neve (non troppa, non abbastanza per i nostri cuori alla ricerca d’inverno) ha tutto un altro aspetto e al posto di insonnoliti turisti siamo braccati da una folla di sciatori improvvisati: precisamente DELLA DOMENICA. Un moto di disprezzo anche per la loro aria di superiorità (chi ce l’ha e la ostenta guardando con disprezzo i miei stivaletti di carta completamente inadatti). Troviamo un posticino delizioso per la colazione, “L’asino che vola”, caldo e grazioso nel suo improbabile gusto di montagna. Asini di peluches e cuscini a fiori. A me piace.

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Dopo chilometri di bianco ecco apparire uno splendido paesino innevato: si chiama Vermiglio e ci abbiamo lasciato gli occhi. Il paesaggio trentino prosegue ordinato e lineare, per una volta questa innata precisione ci sembra solo positiva. La neve si fa sentire di meno in Val di Non e lascia spazio ai colori invernali. La nebbia è quasi totalmente sparita e la nitidezza dei percorsi d’acqua e delle colline terrazzate si mostra ai nostri occhi. Gli alberi gelati sono spruzzati di rame, la luce del giorno li attraversa illuminandoli. E scorriamo via su quattro ruote.
Sfioriamo Trento e nel dirigerci a Riva del Garda ci impongono una deviazione forzata grazie alla quale finiamo per scorrere a lato del lago di Santa Massenza e il lago di Toblino. Sono luoghi magici insinuati in un luogo dove non te li aspetti, con dei castelletti sulle rive e circondati da anatre e canneti.

Sorpassato il lago di Cavedine, la strada secondaria ci spedisce in un territorio lunare (insomma, cumuli di pietre).
Siamo giunti a Riva del Garda, sono le due e dopo 6 ore in auto abbiamo fame. Tantissima, non abbastanza perché la luminosità dopo la pioggia della città passi inosservata. Riva è silenziosa e assorta tra gli speroni rocciosi che la circondano. Ha solo un grosso difetto: odora più di turismo che di storie da raccontare.

E ce ne tornammo alla nostra tana lacustre.

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