Marvellous Interrail – Monaco di Baviera

??????????????

Dopo tante pene e fatiche mi sono finalmente laureata. Come premiarsi, se non con un viaggio per l’Europa? Ho raccolto un po’ di pensieri sconnessi durante il viaggio e in questi mesi mi sono decisa a dar loro un senso.
Questa è la mia piccola innocente versione, non chiede di essere né esaustiva, né completa, né particolareggiata. Non si può dire niente di vero su una città che si visita a bocconi frettolosi, le mie sono solo impressioni.
Partiamo da Verona da una stazione poco accogliente, ma con la testa piena di aspettative. Il tragitto attraversa tutto il Brennero, mostrando ai nostri occhi solo sterminate distese di abeti che si crogiolano tra le nubi spesse. Diciamocelo, manca solo la neve.

?????????????????????????????

Senza nemmeno bisogno di precisarlo, il treno è una favola; provvisto di comodi tavolini in legno, è l’ideale per chi ama viaggiare leggendo. Quindi sarebbe perfetto per la sottoscritta, indefessa pendolare, ma sono troppo eccitata per concentrarmi sulla lettura di Suite Francese (di cui tra l’altro leggerò pochissime pagine in tutta la vacanza: Il tono cupo e pesante del libro mal si adatta al mio stato d’animo). All’arrivo in ogni stazione il paesaggio cambia impercettibilmente, mostrandoci di volta in volta qualche dettaglio particolare: la forma dei tetti, la sequenzialità delle strade, la frettolosità della gente. Così ci troviamo ad invidiare le scale mobili della stazione di Innsbruck e le dimore modeste di Bolzano, giudicando queste città soltanto dall’aspetto del loro punto di passaggio più importante e lasciando il resto all’immaginazione.
L’arrivo a Monaco è previsto per le 14.30 e tardiamo solo di pochi minuti (quando mai???) Il percorso nella periferia della città per raggiungere il nostro Meininger Hostel è faticoso e trasciniamo i nostri pesi arrancando fino all’ostello. Sistemiamo i nostri bagagli, ci sediamo al tavolino della nostra stanza con 6 letti e lanciamo  sguardi bramosi dalla finestra verso la fabbrica di birra dell’Augustiner con i suoi regolari mattoni rossi. Siamo a pochi minuti dalla stazione e la compostezza delle strade e degli spazi è mantenuta, la pulizia è impeccabile ed il traffico fluente. Sarà solo un giudizio generato da convinzioni stereotipate o forse semplicemente Monaco è davvero ben tenuta? Non lo so, a me brillano gli occhi per tutto.
Vorrei partire parlando di quello che mi ha deluso di Monaco, per poi passare invece a ciò che mi ha estasiato e che in fondo mi ha colpito di più. Passeggiare per il centro storico significa mettersi nell’ottica di trascorre la maggior parte del tempo con il naso all’insù, perché a misura di sguardo umano non c’è niente di interessante, solo catene di negozi e nient’altro. Ad un livello più elevato si possono invece ammirare le facciate di cattedrali imponenti come quella di Frauenkirche o quella del Neues Rathaus, edifici massicci incastrati tra la speculazione urbana di palazzi decisamente meno interessanti. Non ho mai amato particolarmente i centri città, a partire dal Duomo di Milano che mi ritrovavo ad affrontare ogni giorno, fino anche alla passeggiata di Unter den Linden di Berlino. Mi dispiace vedere questi luoghi invasi da una fiumana di persone, che siano turisti o meno, mi disturba come fosse un’invasione. Il centro città è la facciata della città stessa, il suo tesserino di riconoscimento, la sua immagine più banale e sfruttata. Un centro città non dice quasi nulla di originale, troverai lo stesso in tutti i paesi.

?????????????????

Come non festeggiare l’arrivo in Baviera cenando al ristorante della Paulaner? Salsicce e birra in abbondanza, come uso e costume. Contorno: crauti e purè sopraffino. Non mangeremo più così di gusto per il resto dei giorni, purtroppo. Se c’è qualcosa che non si può assolutamente dire sulla Germania è che abbia una cucina di scarso interesse. Naturalmente ciò che noi turisti profani conosciamo non può che essere superficiale e minimo rispetto a tutto, però questo assaggino ci basta e ci convince.

Il nostro secondo giorno è indubbiamente dedicato al verde. Ci apprestiamo ad una lunga camminata nel vastissimo Englischer Garten, dove si incappa inevitabilmente nella Chinesischer Turm, un grande Biergarten da non perdere, con più di mille posti a sedere in una cornice verdissima. Alle 10 del mattino non sono pochi gli anziani seduti ai tavoli di legno con una litra come compagna. Tra torrenti, tempietti ed oche usciamo finalmente da questo parco gigantesco per passeggiare casualmente nel quartiere di Schwabing. Raggiungiamo poi l’Alte e la Neue Pinakothek.

Il sole che fin dal mattino ci aveva deliziato della sua presenza non tarda a lasciarci, per lasciar posto a grosse nubi grigie, che vengono spazzate via continuamente dal forte vento.

???????????????????????????????

Ritorniamo in centro e visitiamo l’affollatissimo mercato di qualsiasi cosa. I tedeschi sembrano amare il pesce accompagnato dal vino bianco, anche se gustato alle bancarelle e ad un grado sotto zero. Tutto ciò mi suona fuori luogo ma tralascio e mi fiondo in un kebabbaro a godermi il mio panino succulento. Siamo distrutti e senza posto dove andare: dopo aver girovagato per ore con passo spedito, iniziamo a perdere i colpi. Finiamo così nuovamente all’Hofgarten, che non mi stanco di ammirare. Direi proprio che è IL luogo: quel posto dove ti vedi vivere come se fosse tuo. Incappiamo in una manifestazione antinazista ed approdiamo infine al Botanischer Garten, più vicino alla stazione, dove non c’è niente di particolare, ma l’atmosfera mi rende felice. Anche i francesi che mi spintonano sulla panchina mi rendono felice. Quasi.
Torniamo in ostello e sostiamo nell’area comune (l’unica in cui siamo ammessi, visto che non abbiamo più una camera) e attendiamo l’ora di andare in stazione per mangiare qualcosa (pretzel al formaggio ed erba cipollina, nel dettaglio).  Ci siamo chiesti perché nella stazione centrale ci fossero solo i binari dal 5 al 16 (scopro poi che tutti i binari di tutte le stazioni della città sono numerati in ordine progressivo indipendentemente da dove si trovino. Non si capisce vero?). Ci aspettano 10 ore notturne in treno. In cuccetta. Non so cosa mi attende al varco. Le chiamano così per un buon motivo, sono infatti dei loculi. Uno shock iniziale  mi impedisce di starmene al sicuro sul mio trespolo, lentamente però trovo il sonno tra uno sballottamento e l’altro. La nostra compagna di “cuccia” si chiama Lorena ed è una ragazza genovese molto carina e disponibile che mi dà tantissimi consigli su Amsterdam. Ma non può andarci così bene, infatti ad un certo punto della Germania a me ignoto, entra nel nostro scompartimento un omone che decide di russare sonoramente. Voglio la morte, soprattutto perché sembro l’unica a notarlo. Dopo una disperazione iniziale non indifferente, ho un lampo di genio e mi rendo conto che solo il mio ipod può salvarmi. Sigur Ros e Morphine mi conciliano il sonno. E mi svegliai in Olanda.

Annunci

4 pensieri su “Marvellous Interrail – Monaco di Baviera

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...