La città di Kiki

Tellaro

Tellaro – frazione di Lerici

Kiki incalza la scopa e vola verso mete lontane. Non per visitare i luoghi del mondo immaginario e sconfinato di Hayao Miyazaki, ma per rendersi indipendente e stabilirsi nella città dei suoi sogni. L’esatta favola moderna in cui ci si può immedesimare senza sforzi. Qual’è l’utilità di un principe azzurro quando si vive in una panetteria sul mare?

Chiariamo subito un fatto basilare: l’uscita è del 1989, ma l’anteprima nelle sale cinematografiche italiane è stata solo quest’anno. Il primo doppiaggio italiano è del 2001, con un riadattamento dei dialoghi dalla versione giapponese curato da Gualtiero Cannarsi (riuscì ad evitare che l’operazione si appoggiasse alla versione americana che aveva snaturato la storia originaria). Nel 2010 è stato presentato in versione sottotitolata con un nuovo adattamento sempre di Cannarsi durante il Festival Internazionale del Film di Roma con il titolo cambiato in Il servizio consegne della strega per avvicinarsi maggiormente allo spirito dell’originale. La pellicola è stata poi ridoppiata in occasione dell’uscita 2013 che restituisce la colonna sonora originale giapponese. In Italia ci si mette sempre tanto tempo a lasciare le cose come sono.

La streghetta Kiki si lascia alle spalle senza nostalgia la vita di campagna e si lancia nell’avventura di un anno di noviziato in compagnia del gattino nero Jiji. Le sue idee sono chiare: il Mare è la sua meta. Con un po’ di fortuna trova alloggio presso una gentile panettiera ed inizia ad ambientarsi. Intuisce presto come sfruttare le sue qualità e immediatamente si impegna con entusiasmo nella sua attività di consegne a domicilio a bordo della sua scopa.

Naturalmente come ogni personaggio che si rispetti avrà difficoltà da superare e situazioni spiacevoli da risolvere; si perderà d’animo e arriverà a non nutrire più fiducia nelle proprie possibilità. La morale presentata è molto semplice e di immediata comprensione, infatti lo si può considerare tranquillamente come un prodotto per bambini, essendo anche sprovvisto di quella cupezza ed inquietudine che a volte Miyazaki propone in altri sui film (in Laputa – Il castello nel cielo o in Porco Rosso). La storia che Miyazaki ci racconta forse ricalca un po’ altre situazioni già viste nei suoi film: la nostra eroina è un piccolo personaggio in un mondo troppo vasto ma grazie alle sue doti (umane più che magiche) supererà gli imprevisti della giungla cittadina. Gli ingredienti per una ricetta piacevole sono sempre quelli: un viso amabile, un’ambientazione favolosa e risate cristalline.
L’innocenza di Kiki è pari a quella di tutte le eroine del Maestro, da Chihiro de
La città incantata alle sorelline Satsuki e Mei de Il mio vicino Totoro.

La città sul mare ricorda tantoPonyo sulla scogliera e fa sciogliere nel pensiero di potersi fermare in un posto del genere. In fase di produzione il regista e parte della troupe si avventurano in Svezia per sondare il paesaggio e scattare fotografie utili al film (nelle città di Stoccolma e Visby, prossime mete?). L’ispirazione per la città di Koriko viene da Parigi, Lisbona e San Francisco. Un mix invidiabile.

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