Sensi di viaggio – Marco Aime

Puoi restare fermo, immobile e attendere che l’ombra diventi un sottile bordo nero e lentamente si sposti, ti giri attorno, si accorci, si nasconda sotto i tuoi piedi, quasi a scomparire, poi si riaffacci per allungarsi verso orientefino a svanire stingendosi nel buio. Oppure muoverti, farla impazzire con cambi repentini, con passi zigzaganti, salendo e scendendo lungo i sentieri e le strade. Puoi lasciare la tua ombra al suo destino immutabile di satellite senza corpo oppure portarla con te, strofinandola sui terreni che ti passano sotto i piedi, sporca, infreddolita o schiantata dall’afa.

Non è vero che i viaggi avvengono nella testa, che si può viaggiare rimanendo a casa, che si possono fare viaggi stupendi con la mente. No, non è vero. Il viaggio nasce nella testa, matura, ma per esistere ha bisogno di assorbire linfa attraverso i sensi, toccare, sentire, annusare, assaggiare.

Marco Aime

Così inizia l’incantevole libro Sensi di viaggio di Marco Aime, con un elogio al movimento che esprime tutto l’amore e la passione possibile per i tragitti sconfinati. Un appello allo spostamento quindi, al possesso diretto di un sogno precedentemente coltivato. Esistono diverse filosofie di viaggio ma questa è a mio parere quella più intima e soddisfacente possibile. Immaginare sì, ma scuotere i propri sensi.

A sei anni provavo un brivido di piacere indescrivibile nell’azione così semplice e quotidiana di preparare il terreno di gioco agli amici che sarebbero venuti a trovarmi. Oggi provo lo stesso sgomento al solo pensiero di mettere il mio corpo su un qualsiasi mezzo di trasporto e raggiungere una meta. Preparare la mente e lanciare il proprio corpo. Questo è il principio che sottosta a ciò che personalmente definisco “esotico”. I viaggi di Aime sono esotici per altri motivi, anche solo con il potere delle parole impresse su carta portano sotto i denti sapori inediti e odorano di diverso. Ciò che più mi impressiona è la pazienza e il tempo che decide di dedicare alla visione dell’altrove. Ha il coraggio di immergersi, invece che limitarsi a contemplare. E’ un viaggiatore attivo, dinamico, senza confini. Guarda davvero alle piccole azioni quotidiane che si snodano tra le vie da lui percorse. Non riflette su se stesso, non vede se stesso nelle cose ma vede le cose nella loro disarmante essenza.

Forse è il nostro essere viaggiatori a piccole rate che ci condiziona maggiormente ed influenza tutta una serie di fattori legati alla percezione dei luoghi, quali il tempo e lo spazio. Purtroppo l’illimitatezza, sia concreta che spirituale, è un privilegio per pochi.

 

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