Colonie romagnole per un’infanzia obbligata

La vancanza annuale sull’Adriatico è sempre stata d’obbligo ed ogni località della zona suscita in me una sorta d’affetto incondizionato nonostante i numerosi difetti che le si possono attribuire. Gli imponenti edifici in disuso che potevo osservare durante i miei bagni di sole sulla Riviera Romagnola mi hanno affascinato fin da bambina. Solo ora mi sono interessata alla loro evoluzione, all’aspetto architettonico e al senso di nostalgia che le loro porte sbarrate emanano.

Considerato che al momento mi è impossibile inoltrarmi in una gita fotografica nell’abbadonono della costa, mi sono documentata almeno dal punto di vista storico. Sono innanzitutto partita da questo interessantissimo studio: Colonie a mare – Il patrimonio delle colonie sulla costa romagnola quale risorsa urbana e ambientale dell’Istituto dei Beni Culturali dell’Emilia Romagna che nel 1986 ha sondato lo sviluppo di questa istituzione fin dai suoi albori, per poi calarsi nell’analisi antropologica e sociale ed infine fornire un ottimo repertorio di fotografie, planimetrie degli edifici e mappature delle colonie presenti sulla riviera.

Tutto ha inizio da una malattia (la scrofolosi) molto diffusa tra i bambini provenienti da contesti poveri e che viene curata grazie all’aria di mare e le sue proprietà talassoterapiche. Già verso la metà dell’800 le colonie in Italia arrivano ad essere circa 50. Lentamente da case di cura diventano dei veri e propri centri ricreativi, fino a diventare sedi di sperimentazione dei metodi educativi del regime fascista, oltre che delll’architettura razionalista del periodo:  fra le più note si ricordano la colonia di Rimini, la Novarese (dell’architetto Giuseppe Peverelli), la colonia Le Navi di Cattolica, inaugurata nel 1934 e la futurista colonia marina di Chiavari. Anche dopo la Seconda Guerra Mondiale continuano a riscuotere successo e sono frequentatissime. Il tracollo delle presenze avverrà tra gli anni 70 e 80, quando gli edifici prima adibiti a colonie vengono gradualmente abbandonati e nei casi migliori adattati ad altri usi.

Emblematica è questa affermazione di Henri Lefebvre, ciò che ci circonda è sempre irrimediabilmente intriso di Storia:

Lo spazio è un prodotto della storia. E’ stato foggiato, modellato a partire da elementi storici o naturali, ma sempre in maniera politica. E’ uno spettacolo letteralmente popolato di ideologia.

Restano oggi le strutture spoglie sulle coste, degli affascinanti residui di archeologia balneare che qualche buon anima sta proponendo di riqualificare. Apprezzabile è il contributo dell’associazione Italia Nostra che sta promuovendo una mostra itinerante in tutta Italia .

Varie inchieste su La Repubblica e fotografie a questo link di Flickr.

Ombrelloni

Una fotografia scattata a Cattolica nel 2010, durante uno dei tanti week end che ho fedelmente trascorso in Romagna.

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